nel centoventesimo anniversario della sua nascita

Riporto questo articolo, pubblicato dalla rivista scout "Esperienze e progetti", e scritto da Egidio Fralezza, Magister della Comunità MASCI "Mario Mazza", con cui siamo gemellati.
Egidio, come ci spiegò, durante la nostra visita a Verona, ha prestato servizio come Capo Reparto ed insegnante nel collegio scout di Villa Buri dal novembre 1953 al giugno 1960, ed è stato un assiduo collaboratore di Mario Mazza.
In questo articolo ci rivela la personalità del fondatore dello scoutismo
cattolico italiano.
Roberto

Conobbi personalmente Mario Mazza nell'ottobre del 1953, quando venne a Sommacampagna (VR) per partecipare al 30° anniversario della fondazione del Reparto scout con i Cavalieri di S. Giorgio del luogo. In quell'occasione venni a sapere che Mazza stava cercando un insegnante che fosse anche Capo reparto per il suo Collegio scout che stava trasferendo da Cortona a Verona, a Villa Buri di S. Michele Extra.
Per me, diplomato maestro a luglio, trovare subito lavoro, in quei tempi, era una grande fortuna: accettai e a fine novembre iniziai il mio servizio nel Collegio.
Nei sei anni della mia permanenza nel Collegio Scout di Villa Buri ho avuto modo di conoscere abbastanza bene, nella vita d'ogni giorno, la persona, l'educatore, il Capo Scout: Mario Mazza. Ho avuto modo di rendermi conto della sua profonda fede cristiana testimoniata da una vita coerente, che lo rendeva sensibile ai bisogni dei ragazzi, sempre disponibile ad aiutare con grande generosità chi era in difficoltà.
Già dai primi tempi della mia permanenza a Villa Buri, mi avevano colpito due fatti della sua vita che possono essere considerati come inizio e conclusione del suo servizio di educatore: il primo, quando poco più che ventenne, riscosso il suo primo stipendio di maestro, si sente ricco; incontra per le vie di Genova due bambini accattoni, li raccoglie, li cura e, assieme ad un amico li mantiene per qualche anno. L'altro fatto avviene all'inizio degli anni '50: il successo ottenuto dai libri di lettura per la Scuola elementare "Io gioco" e "Gioia" ed altre pubblicazioni pedagogico - didattiche gli consentono di accumulare, con i diritti d'autore,una discreta somma; ancora una volta si sente ricco. Impressionato dai rigidi metodi militareschi con cui venivano organizzati i collegi del tempo e convinto che il Metodo scout aveva in se tutte le risorse necessarie per migliorare la vita di quei ragazzi, a proprie spese restaura il vecchio Convento di Santa Margherita in Cortona, lo arreda e avvia il Collegio che accoglie una settantina di orfani in convenzione con l'ENAOLI e lo organizza in Reparti scout con vita simile a quella di un Campo scout; poi nel 1953 il Collegio venne trasferito a Villa Buri. E, anche se fu dichiarato prima impresa Nazionale del MASCI, fu solo l'impresa di M.Mazza, la conclusione del suo lungo servizio di educatore. Il Collegio di Villa Buri, dal punto di vista economico non navigava certo in buone acque; le rette versate dall'ENAOLI erano insufficienti e il prof. Mazza era spesso costretto ad assentarsi dal Collegio per lavorare alla "Scuola Editrice" di Brescia e viaggiare per trovare i fondi necessari. Le difficoltà quindi c'erano, ma sembrava che fossero proprio i problemi a dargli energia. Trascurando le difficoltà che assillarono la vita del Collegio, vorrei ricordare ciò che è rimasto in me dell'insegnamento e della testimonianza ricevuti da Mario Mazza, che valga la pena di tenere sempre presenti, perché, a mio avviso, esprimono Valori degni di essere tramandati, perché costituiscono gli elementi fondanti del nostro scoutismo, quello Cattolico.
Sono le idee che egli riusciva a comunicare con impareggiabile efficacia ai ragazzi e a noi capi: nei racconti serali o nella meraviglia che manifestava di fronte ad un fiore o ad un insetto, nei suggerimenti pratici o anche nei richiami ad una maggiore osservanza del Metodo o dello Stile scout; il suo modo chiaro e brioso di esprimersi ci avvinceva, la sua parola ricca di contenuti ci conquistava e spesso l'ora serale passava in un baleno. In ogni momento, in ogni sua parola appariva la coerenza e l'integrità della sua fede tradotta in stile di vita. Ricordo sempre con quanta energia esigeva che i capi, durante la Messa al campo, stessero al centro del quadrato. Poi all'occasione ci spiegava il significato; ci mostrava le foto storiche della prima Messa al Campo di Finalmarina del 1916. Il capo, ci diceva, non fa da guardiano ai suoi ragazzi, dà fiducia e si mette davanti a loro perché vedano come si fa, come si partecipa alla Messa. Parlando della fede in Cristo, ci ricordava le lotte iniziali e la sofferenza di vedersi costretto a staccarsi da coloro che avevano tolto la parola "Dio" dalla Promessa scout, egli che aveva sempre cercato e voluto l'unità del movimento scout. A questo punto emergeva la sua integrità di cristiano: non vi poteva essere vero scoutismo senza Dio, né, qui in Italia, fuori della Chiesa Cattolica. Sempre, in ogni suo ricordo emergeva la costante volontà di operare per cattolicizzare, cioè per rendere lo Scoutismo un movimento ecclesiale, che egli intendeva come particolare ed efficace strategia di realizzazione del Regno di Dio, attraverso un metodo che era gradito ai ragazzi. E quando si incontrava qualche difficoltà operativa, egli ci ricordava che lo Scoutismo poteva avere tanti difetti, ma che aveva un grande pregio: quello di essere una proposta di ideali semplice, chiara e precisa: "Lo scout è …."; il vero Scoutismo ha pure una metodologia semplice, come il Sistema delle Squadriglie che viene realizzato direttamente dai ragazzi e li porta alla conquista dell'autonomia operativa e personale e li avvia alla assunzione diretta delle responsabilità; la Progressione personale, di cui ci ricordava i Manuali di Classe, che noi sapevamo essere usciti dalla sua penna e che, per modestia, non li aveva firmati. Ci diceva: con questi manuali il ragazzo sa cosa fare, il capo si limita a prendere atto dell'acquisita abilità o conoscenza.
Ma, dove Mazza si trovava a casa sua, a suo agio, era nel parco della villa, a diretto contatto con la natura. Quante cose meravigliose riusciva a vedere in una festuca, l'emozione che provava e che ci faceva provare osservando la perfezione che egli riusciva a farci vedere in ogni essere vivente, in cui vedeva l'impronta del Creatore: ecco, a mio avviso, l'aspetto dello scoutismo che oggi si dovrebbe recuperare. B. P. nel suo ultimo messaggio ci aveva detto: " Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la nostra felicità". Ebbene, ricordando la gioia e l'emozione che Mazza dimostrava di fronte al più piccolo essere vivente e, seguendo le sue meticolose osservazioni che ci portavano di scoperta in scoperta, possiamo affermare che B. P. ha trovato in lui il più autentico esecutore testamentario e suo degno continuatore.
Vorrei anche ricordare uno degli aspetti più evidenti della sua personalità: l'onestà profonda e convinta, segno di una coerenza mai venuta meno, che l'ha portato ad un servizio educativo durato una vita, ma che rappresentava anche il suo lato debole. Le difficoltà che si frapponevano ai suoi progetti facevano si che, nel tentativo di realizzarli, egli spesso ponesse eccessiva fiducia in persone capaci di stimolare a parole la sua già fervida fantasia. Così nella sua vita è più volte accaduto che, proprio a causa della sua onestà, sia rimasto vittima dei mercanti di illusioni.
Quanto ha fatto per l'unità del Movimento scout in Italia! Quanto ha fatto perché le attività scout continuassero, anche durante il periodo fascista, e poi per farle rinascere, per diffondere il Metodo scout nella scuola ed infine quanto ha fatto per i ragazzi di Villa Buri! Con quanta forza si aggrappava a chiunque gli desse un barlume di speranza per i suoi progetti! Ma quante delusioni, specie da quella Associazione che egli riteneva sua e solo sua. Sintomatico sia il fatto che, alla sua morte, l'ASCI decretò tre mesi di lutto associativo, ma, né allora né poi, nemmeno una parola a ricordo venne fatta sulla stampa associativa.
Spesso veniva a trovarlo Padre Ruggi per confortarlo, ma anche per suggerirgli nuove iniziative, che lo ricaricavano e lo spingevano ad operare, come sempre con rinnovato ardore.
Dove invece aveva sempre trovato il pieno riconoscimento delle sue geniali intuizioni pedagogiche e didattiche fu nella Scuola Elementare; era bello vedere con quale attenzione, ma sarebbe più preciso dire venerazione, le maestre che, di tanto in tanto venivano a trovarlo, seguivano i suoi consigli. Si può dire che nessuno come lui abbia saputo dimostrare di saper vivere l'interdipendenza tra pensiero ed azione proposta dallo scoutismo e questo, non solo come stile di vita, ma anche come costante ricerca di applicazione didattica del Metodo scout nella scuola. Così introdusse il lavoro di gruppo, il metodo di osservazione e ricerca, l'amore per la natura e, di conseguenza, anche l'applicazione del metodo naturale per l'apprendimento del leggere e dello scrivere nella classe prima elementare.
Vi sono infine ancora due cose che vorrei ricordare e di cui, fatto insolito per lui, si vantava: il riconoscimento avuto da B. P. al 1° Jamboree di Londra nel 1920, dove era riuscito a portare due squadriglie genovesi, quando si sentì dire: " Voi cattolici siete quelli che meglio hanno realizzato la mia idea di Scoutismo"; era il miglior complimento fatto al fondatore dello Scoutismo Cattolico in Italia. L'altro vanto era lo sguardo aperto dei suoi ragazzi, che lo circondavano di sincero affetto e loro, orfani, lo chiamavano "babbo", cosa di cui andava fiero, anche per il clima familiare instaurato nei rapporti quotidiani, tra i ragazzi, con i capi e con gli insegnanti.
Dispiace l'oblio in cui è stata lasciata cadere la figura di Mario Mazza dai responsabili dell'ASCI prima e dell'AGESCI poi. Coloro che conoscono le autentiche origini dello Scoutismo Cattolico in Italia sanno che cosa ha rappresentato Mario Mazza: ignorare quanto egli ha fatto significa recidere le radici più profonde del Movimento Scout Cattolico in Italia.

Egidio Falezza