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Sua Ecc. Mons. Simoni, Vescovo di Prato,
nell'ambito della Missione diocesana. Verrà nella nostra sede, presso la
chiesa di San Bartolomeo, per rispondere a domande, e chiarire dubbi di giovani
adulti. L'incontro sarà preceduto da una sobria cena. I posti sono 25 pertanto
è richiesta la prenotazione.
Telefonare a Fausta - tel. 0574
In sede, riunione di catechesi con P. Gino:-
"Viviamo il momento presente in una continua ripresa proiettati verso un
futuro di bene: - Il Regno di Dio.(2 Cor 5,14-6,10). Vedi di seguito.
In sede, riunione di Comunità: Verifica
sulla vita di Comunità e sugli obbiettivi da raggiungere della "Carta di
Comunità".
Giornata di chiusura dell’attività all’Alpe di Cavarzano.
Si prega prenotare entro domenica 13 giugno - Telefonare a
Rita Gori Sanesi, 0574
27970- 335 8725601.
Sarà richiesta un offerta minima di
15 euro. Vedi di seguito.
Riunione di Consiglio: Riepilogo impegni dell'estate prima
della riapertura. Qualche idea in cantiere per il programma
del prossimo anno. Valutazione del lavoro del Consiglio nell'anno trascorso. critiche sull'impostazione e suggerimenti per il
futuro. Dono per soci meritevoli (Grembiule di servizio -
fibbia scout - emblema in terracotta da acquistare in cooperativa.
13 Questi tali sono
falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. 18
Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò
anch'io. 19 Infatti voi, che pur siete saggi,
sopportate facilmente gli stolti. 20 In realtà sopportate chi
vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi
colpisce in faccia. 21 Lo dico con vergogna;
come siamo stati deboli! Però in quello in cui
qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. 22 Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io!
Sono stirpe di Abramo? Anch'io! 23 Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di
più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle
percosse, spesso in pericolo di morte. 24 Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i
trentanove colpi; 25
tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre
volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. 26 Viaggi innumerevoli,
pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali,
pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto,
pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; 27 fatica e travaglio,
veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. 28 E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la
preoccupazione per tutte le Chiese. 29 Chi è debole, che anch'io non lo
sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? 30 Se è necessario vantarsi, mi vanterò di
quanto si riferisce alla mia debolezza.
In questo brano riscontriamo un forte accenno autobiografico
di Paolo e forse anche il più drammatico. Si tratta probabilmente di un brano
della cosiddetta «lettera tra le lacrime» menzionata dall’apostolo in
precedenza. (Cf 2Co 2,4 Vi
ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte
lacrime, però non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso
che ho per voi).
L'Apostolo sa che la sua auto-presentazione è in contrasto con la propria consapevolezza di essere uno strumento debole e inferno, e in armonia con lo spirito del Vangelo che annuncia; parla quindi con riluttanza, come da stolto, trascinato dalla logica degli avversari e dalla debolezza dei suoi neofiti, appellandosi tuttavia anche alla loro sopportazione. L’Apostolo si introduce quindi con
riluttanza, come «da insensato", ma si decide a farlo a motivo del bene
comune e per questo esibisce le credenziali del suo apostolato e delle sue
origini israelitiche.
Poi passa all'elenco delle prove fisiche e materiali e vi
aggiunge il peso e la preoccupazione derivanti dallo zelo pastorale: di fronte
ai pericoli di caduta dei deboli nella fede, alle
possibilità di scandalo a cui erano esposti i neofiti.
Di fronte a tutto questo Paolo sta in ansia e freme e
afferma che se
è necessario vantarsi, si vanterà, ma soprattutto di quanto si riferisce alla
sua debolezza attraverso la quale Dio ha operato grandi cose.
31 Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto
nei secoli, sa che non mentisco. 32 A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi 33 ma da una finestra fui calato per il
muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani. 2Co 12:1
Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia
verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo
che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa
Dio - 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. 5 Di lui io mi vanterò! Di
me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze.
Paolo si vanta della bontà di Dio per le opere compiute nella sua
vita, popola sua conversione, e per le sue rivelazioni.
Dopo le fatiche e le sofferenze per il Vangelo, per la
gloria di Dio, Paolo accenna anche alle visioni e alle
rivelazioni che lo hanno reso partecipe dei misteri divini, per la conoscenza
di Cristo e la missione tra gli uomini.
Si ignora tuttavia l'anno di tale
avvenimento: probabilmente dalle sue indicazioni alcuni anni dopo la
conversione e prima dei grandi viaggi missionari. Sfugge anche la modalità
dell'avvenimento, perché l'Apostolo ne parla secondo i moduli e il linguaggio
della letteratura ellenistica e giudaica del tempo. Già le speculazioni
rabbiniche infatti conoscevano due, tre e perfino
sette cieli, fino alla dimora di Dio e dei beati, il Paradiso.
Tuttavia Paolo anche in questo pur avendo fatto esperienze
mistiche, essere rapito in paradiso e aver udito parole indicibili , non si vanta di se stesso ma di Dio. Di se stesso invece
dice di non vantarsi fuorché
delle sue debolezze.
6 Certo, se volessi
vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo,
perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. 7 Perché
non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa
una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi,
perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho
pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9 Ed egli
mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri
delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi
compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle
persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora
che sono forte.
Paolo raccontando la sua esperienza spirituale non fa che
dire la verità. Tuttavia la vera esperienza di gloria Paolo
l’ha trovata nel fatto che Dio ha operato tramite la sua debolezza.
E qui Paolo accenna al cosi detto
“pungiglione nella carne” su cui molti
autori hanno ipotizzato diverse interpretazioni. L'attribuzione di tale tormento
a Satana è conseguenza della mentalità ebraica contemporanea che ascriveva al
diretto intervento del diavolo le sofferenze fisiche, i dolori, le disgrazie.
Ma qui importa rilevare l’interpretazione che Paolo ne dona:
perché non insuperbisca: richiamo di umiltà, invito
all'abnegazione di sé, dimostrazione dell'operare di Dio, la cui potenza si
esprime nella debolezza, cioè attraverso strumenti umani deboli ed infermi. In
altri termini, è la legge della croce, della partecipazione alla morte di Cristo,
attraverso la quale si giunge alla risurrezione.
Quando sono debole è allora che
sono forte. La croce è condizione indispensabile per avere
fecondità nell'apostolato, e Paolo di difficoltà ne ha passate
moltissime. Solo così si può rendere gloria di Dio e non a se stessi.
La liberazione avviene quando si
prende coscienza che la forza viene dallo spirito. La forza deriva
dall'accogliere l'amore di Dio per noi peccatori. Bisogna accettare la redenzione come dono di
amore in Cristo.
Questo richiede l'umiltà di riconoscersi peccatori e
fragili, portatori di u tesoro in un vaso di creta,
solo allora possiamo arrivare a dire come Paolo: quando sono debole, è allora
che sono forte.
- Cosa possiamo dire che ha fatto per
noi il Signore, da poter raccontare agli altri, per la sua gloria?
- Quali vantaggi riconosciamo di aver
avuto nella nostra vita per mezzo della fede?
- Quali prove invece abbiamo affrontato e superato? Abbiamo la consapevolezza
della nostra fragilità e debolezza?
- C’è nella nostra vita una “spina nella carne” che ci mantiene nell’umiltà?
- Abbiamo sperimentato la potenza di Dio tramite la nostra debolezza? Come e quando?
P. Gino
Giornata di chiusura dell’attività per l'anno 2009/2010
La giornata di chiusura è programmata per
Programma:
ore 11.45 - Alzabandiera e saluto
alle autorità
ore 12,00 - Uno sguardo al
magnifico ambiente naturale, ricognizione delle strutture del campo e
illustrazione della ragione sociale della onlus"
Insieme per lo scoutismo”
ore 13,00 - Pranzo
ore 14.30 - Cantiamo e giochiamo un
po' assieme
ore 15.30 - S. Messa
ore 16.30 - Chiusura.
Partenza in auto per la Badia di Montepiano(mt 750 circa slm.). Da lì a piedi, si può arrivare al campo in
circa un'ora; c'è da superare un dislivello di circa 300 metri. Arrivo previsto
intorno alle 10.30.
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