calendgiugno

1° giugno, ore 20 - 1° martedì

Sua Ecc. Mons. Simoni, Vescovo di Prato, nell'ambito della Missione diocesana. Verrà nella nostra sede, presso la chiesa di San Bartolomeo, per rispondere a domande, e chiarire dubbi di giovani adulti. L'incontro sarà preceduto da una sobria cena. I posti sono 25 pertanto è richiesta la prenotazione.

Telefonare  a  Fausta  -  tel. 0574 984101 - cell:-339 6138738. Sarà richiesta un'offerta di 10 euro.

  4 giugno - 1° venerdì ore 21.15

In sede, riunione di catechesi con P. Gino:- "Viviamo il momento presente in una continua ripresa proiettati verso un futuro di bene: - Il Regno di Dio.(2 Cor 5,14-6,10). Vedi di seguito.

  18 giugno - 3° venerdì, ore 21.15

In sede, riunione di Comunità: Verifica sulla vita di Comunità e sugli obbiettivi da raggiungere della "Carta di Comunità".

  20 giugno - 3a domenica

Giornata di chiusura dell’attività all’Alpe di Cavarzano.

Si prega prenotare entro domenica 13 giugno - Telefonare a Rita Gori Sanesi, 0574 27970- 335 8725601.

Sarà richiesta un offerta minima di 15 euro. Vedi di seguito.

22 giugno - 3° martedì

Riunione di Consiglio: Riepilogo impegni dell'estate prima della riapertura. Qualche idea in cantiere per il programma del prossimo anno. Valutazione del lavoro del Consiglio nell'anno trascorso. critiche sull'impostazione e suggerimenti per il futuro. Dono per soci meritevoli (Grembiule di servizio - fibbia scout - emblema in terracotta da acquistare in cooperativa.

 

PAOLO E LA COMUNITA' CRISTIANA DI CORINTO

  8. QUANDO SONO DEBOLE È ALLORA CHE SONO FORTE (2 Cor 11,13. 18-12,10)

  LECTIO  Corinzi 11,13. 18-34; 12,1-10

  1. Paolo si sente costretto a gloriarsi umanamente. 11, 13. 18-30

 13 Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. 18 Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch'io. 19 Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. 20 In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. 21 Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli! Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. 22 Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io!  23 Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. 24 Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi;  25 tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. 26 Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; 27 fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. 28 E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. 29 Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?  30 Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza.

In questo brano riscontriamo un forte accenno autobiografico di Paolo e forse anche il più drammatico. Si tratta probabilmente di un brano della cosiddetta «lettera tra le lacrime» menzionata dall’apostolo in precedenza. (Cf 2Co 2,4 Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, però non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso che ho per voi).

L'Apostolo sa che la sua auto-presentazione è in contrasto con la propria consapevolezza di essere uno strumento debole e inferno, e in armonia con lo spirito del Vangelo che annuncia; parla quindi con riluttanza, come da stolto, trascinato dalla logica degli avversari e dalla debolezza dei suoi neofiti, appellandosi tuttavia anche alla loro sopportazione.

L’Apostolo si introduce quindi con riluttanza, come «da insensato", ma si decide a farlo a motivo del bene comune e per questo esibisce le credenziali del suo apostolato e delle sue origini israelitiche.

Poi passa all'elenco delle prove fisiche e materiali e vi aggiunge il peso e la preoccupazione derivanti dallo zelo pastorale: di fronte ai pericoli di caduta dei deboli nella fede, alle possibilità di scandalo a cui erano esposti i neofiti.

Di fronte a tutto questo Paolo sta in ansia e freme e afferma che  se è necessario vantarsi, si vanterà, ma soprattutto di quanto si riferisce alla sua debolezza attraverso la quale Dio ha operato grandi cose.  

  2. Paolo si vanta per le rivelazioni ricevute da Dio  11,  31-34; 12, 1-5    

 31 Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. 32 A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi 33 ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani. 2Co 12:1 Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. 5 Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze.

Paolo si vanta della bontà di Dio per le opere  compiute nella sua vita, popola sua conversione, e per le sue rivelazioni.

Dopo le fatiche e le sofferenze per il Vangelo, per la gloria di Dio, Paolo accenna anche alle visioni e alle rivelazioni che lo hanno reso partecipe dei misteri divini, per la conoscenza di Cristo e la missione tra gli uomini.

Si ignora tuttavia l'anno di tale avvenimento: probabilmente dalle sue indicazioni alcuni anni dopo la conversione e prima dei grandi viaggi missionari. Sfugge anche la modalità dell'avvenimento, perché l'Apostolo ne parla secondo i moduli e il linguaggio della letteratura ellenistica e giudaica del tempo. Già le speculazioni rabbiniche infatti conoscevano due, tre e perfino sette cieli, fino alla dimora di Dio e dei beati, il Paradiso.

Tuttavia Paolo anche in questo pur avendo fatto esperienze mistiche, essere rapito in paradiso e aver udito parole indicibili , non si vanta di se stesso ma di Dio. Di se stesso invece dice di non vantarsi  fuorché delle sue debolezze.

  3. Quando sono debole, è allora che sono forte, perché nella debolezza si rivela la potenza di Dio. 12,6-10

 6 Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. 7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

Paolo raccontando la sua esperienza spirituale non fa che dire la verità. Tuttavia la vera esperienza di gloria Paolo l’ha trovata nel fatto che Dio ha operato tramite la sua debolezza.

E qui Paolo accenna al cosi detto “pungiglione  nella carne” su cui molti autori hanno ipotizzato diverse interpretazioni. L'attribuzione di tale tormento a Satana è conseguenza della mentalità ebraica contemporanea che ascriveva al diretto intervento del diavolo le sofferenze fisiche, i dolori, le disgrazie.

Ma qui importa rilevare l’interpretazione che Paolo ne dona: perché non insuperbisca: richiamo di umiltà, invito all'abnegazione di sé, dimostrazione dell'operare di Dio, la cui potenza si esprime nella debolezza, cioè attraverso strumenti umani deboli ed infermi. In altri termini, è la legge della croce, della partecipazione alla morte di Cristo, attraverso la quale si giunge alla risurrezione.

Quando sono debole è allora che sono forte. La croce è condizione indispensabile per avere fecondità nell'apostolato, e Paolo di difficoltà ne ha passate moltissime. Solo così si può rendere gloria di Dio e non a se stessi.

La liberazione avviene quando si prende coscienza che la forza viene dallo spirito. La forza deriva dall'accogliere l'amore di Dio per noi peccatori. Bisogna  accettare la redenzione come dono di amore in Cristo.

Questo richiede l'umiltà di riconoscersi peccatori e fragili, portatori di u tesoro in un vaso di creta, solo allora possiamo arrivare a dire come Paolo: quando sono debole, è allora che sono forte.

  Per la riflessione personale e  di gruppo

- Cosa possiamo dire che ha fatto per noi il Signore, da poter raccontare agli altri, per la sua gloria?

- Quali vantaggi riconosciamo di aver avuto nella nostra vita per mezzo della fede?

- Quali prove invece  abbiamo affrontato e superato? Abbiamo  la consapevolezza della nostra fragilità e debolezza?

- C’è nella  nostra vita una “spina nella carne” che ci  mantiene nell’umiltà?

- Abbiamo sperimentato la potenza di Dio tramite la nostra  debolezza? Come e quando?

P. Gino

Giornata di chiusura dell’attività per l'anno 2009/2010
della Comunità "Mario Mazza"

La giornata di chiusura è programmata per domenica 20 giugno 2010 presso il "Campo Scout Riccardo Pagnini” all'Alpe di Cavarzano

Programma:

 ore 11.30 - Accoglienza degli ospiti

ore 11.45 - Alzabandiera e saluto alle autorità

ore 12,00 - Uno sguardo al magnifico ambiente naturale, ricognizione delle strutture del campo e illustrazione della ragione sociale della onlus" Insieme per lo scoutismo”

ore 13,00 - Pranzo

ore 14.30 - Cantiamo e giochiamo un po' assieme

ore 15.30 - S. Messa

ore 16.30 - Chiusura.

Offerta minima € 15.

 P.S.: - Chi lo desidera puo' arrivare a piedi all'Alpe dalla Badia di Montepiano. Ritrovo ore 8 in Piazza del Mercato (viale Galilei).

Partenza in auto per la Badia di Montepiano(mt 750 circa slm.). Da lì a piedi, si può arrivare al campo in circa un'ora; c'è da superare un dislivello di circa 300 metri. Arrivo previsto intorno alle 10.30.

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